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Mercoledì, 13 Dic 2017

L'Italia vara il secondo piano sull'Efficienza Energetica

 

Per alcuni non è del tutto nuovo il fatto che l'Italia abbia ripreso a pensare a come ridurre i consumi di energia. Il Piano d'azione sull'efficienza energetica (Paee) 2011 traghetterà il nostro Paese fino al 2020, cercando di raccordarsi il più possibile all'altro strumento di politica "verde" (il Piano d'azione sulle fonti rinnovabili).

 

 

L'efficienza è tornata di grande attualità con la proposta di direttiva della Commissione Europea, resasi conto del grave ritardo in cui versano gli Stati membri in quest'ambito.

 

Come si sta muovendo l'Italia? Bisogna fare un passo indietro, ricordando che il Paee è previsto dalla direttiva 32/06 come strumento d'informazione per la Commissione europea su programmi e risultati degli Stati membri, in materia di efficienza energetica negli usi finali dell'energia.

 

Efficienza Energetica

 

Il primo piano è stato approvato nel 2007: indicava un obiettivo di risparmio del 9% al 2016 (e uno intermedio del 3% al 2010). Ricordo, inoltre, che con l'efficienza si vogliono ridurre i consumi di energia, quindi ottenere un risparmio, grazie a nuove tecnologie: l'esempio classico è la lampadina a basso consumo, che garantisce la stessa illuminazione di una lampadina tradizionale ma consumando meno elettricità.

 

Finora siamo andati bene, perché nel periodo 2007-2010, stando a quanto riassumono varie agenzie citando il ministero dello Sviluppo Economico, abbiamo superato l'obiettivo di quasi il 34%, grazie soprattutto alle agevolazioni fiscali per il rinnovo degli edifici.

 

Avremmo dovuto risparmiare oltre 35.000 GWh l'anno al 2010, arrivando a oltre 47.000.

 

Fermo restando l'obiettivo al 2016 (risparmio del 9% pari a circa 126.000 GWh l'anno in meno) e la volontà di estendere il campo d'azione fino al 2020, il secondo Paee introduce nuovi settori, come la generazione e trasmissione di energia (settori non limitati agli usi finali) e anche nuovi soggetti come le Regioni e i Comuni attraverso il Patto dei Sindaci. Eppure rimangono diversi punti da chiarire, come evidenziato dall'associazione Kyoto Club. In primo luogo, c'è una differenza tra i due documenti della nostra politica energetica, perché con la proiezione dei risparmi al 2020 contenuta nel Paee (quasi 185.000 GWh l'anno) rimane un buco di circa 140.000 GWh rispetto alle indicazioni del Pan.

 

Come ha osservato il direttore scientifico di Kyoto Club,

gli strumenti che dovrebbero garantire questi obiettivi in realtà sono in fase di revisione, come i certificati bianchi, per i quali si attende a breve un decreto, o saranno probabilmente cancellati come la sconto fiscale del 55% (sugli interventi di riqualificazione energetica degli edifici)

 

Il Paee, quindi, sarebbe un “puro esercizio teorico” perché alcuni incentivi potrebbero essere cancellati o ridotti e il quadro normativo è molto incerto. Proprio in questi giorni, anche Confindustria è tornata a chiedere al Governo di precisare gli obiettivi sulle rinnovabili e sull'efficienza energetica.

 

Federlegno Arredo e Uncsaal (le associazioni che raggruppano l'industria del legno e dei serramenti), invece, hanno proposto di prolungare l'agevolazione del 55% per quattro anni, abbassandola però al 45% per rispettare la politica di tagli lineari a tutte le detrazioni fiscali, contenuta nella manovra correttiva approvata dall'esecutivo.

 

 

 

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