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Giovedì, 14 Dic 2017

Impianti Eolici - un approfondimento sul Micro Eolico

 

Non esiste una definizione “ufficiale” di impianto microeolico, ma esistono delle definizioni “di fatto” di soglie di potenza. Per esempio, la legge finanziaria 2008 (Legge 24 Dicembre 2007, n. 244 ) introduce il criterio d’incentivi alla generazione eolica in base alla potenza dell’impianto. Per potenza superiore ai 200 kW non possono beneficiare del meccanismo d’incentivazione della tariffa omnicomprensiva e di conseguenza potremmo definire gli impianti di potenza inferiore a detta soglia come “minieolici”. Dall’altro canto, la stessa menzionata legge stabilisce che gli impianti di potenza nominale inferiore a 1 kW non possono essere allacciati alla rete, quindi non possono beneficiare di incentivi nella tariffa omnicomprensiva e nemmeno della semplificazione impiantistica che comporta lo scambio sul posto.

 

 

Impianti Eolici - Micro Eolico

Tuttavia, le Regioni hanno la potestà di definire le soglie entro le quali le procedure di richiesta di autorizzazione possono beneficiare di alcune semplificazioni. Nella Regione Friuli, ad esempio, la Legge regionale n. 16 del 05/12/2008 stabilisce che gli impianti di potenza nominale inferiore a 3 kW si considerano “compatibili con gli strumenti urbanistici, qualora non espressamente vietati dagli stessi”. Quindi, implicitamente, l’installazione dei suddetti impianti sarebbe solo soggetta a DIA (Dichiarazione di Inizio Attività). Per potenze fino a 20 kW ogni Comune stabilisce di volta in volta l’obbligo di realizzare una VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) mentre per potenze superiori a 20 kW sarebbe sempre necessaria la procedura di VIA.

 

L’ENEL invece stabilisce una soglia massima di 6 kW per semplificazioni impiantistiche come l’uso di inverter monofase e la possibilità di utilizzare degli inverter con le protezioni incorporate, senza trasformatore, per potenze fino a 20 KW. Quindi definisce di fatto la taglia degli impianti microeolici fino ad un massimo di 20 kW con degli scaglioni di 6 kW.

 

Il D.L. n. 115 del 30 maggio 2008 stabilisce che non sono soggetti nemmeno a DIA gli impianti eolici i cui generatori non superino un’ altezza di 1,5 m e un diametro di 1 m. Agevolazione del tutto inutile o che comunque  lascia spazio a contenziosi riguardo alla sua interpretazione. Infatti, tali aerogeneratori non potrebbero mai raggiungere individualmente la potenza nominale di 1 kW necessaria per l’allacciamento alla rete, tuttavia il D.L. non fa riferimento a nessun limite numerico e pertanto implicitamente pare consentita l’installazione di più microgeneratori, con le suddette caratteristiche dimensionali, fino a raggiungere la potenza desiderata.

 

Tralasciando la questione dell’iter procedurale, il quale come abbiamo visto varia da Regione a Regione, se invece analizziamo il tema da un punto di vista della semplicità impiantistica possiamo affermare che entro il limite di 20 kW l’investimento può risultare interessante per officine o laboratori artigiani, hotel, bar e ristoranti, specialmente se situati lungo spiaggie oppure in altorilievi montani, in zone esposte a correnti favorevoli, ma anche per aziende agricole o agriturismi e perfino per condomini di una certa rilevanza.

 

I microimpianti hanno per scopo principale l’autoproduzione di energia. Il primo vantaggio è, ovviamente, il risparmio sulla bolletta. Non va sottovalutato un altro aspetto molto importante: l’indipendenza energetica. In tempi, come quelli che viviamo, di grande instabilità politica nei Paesi fornitori dei combustibili fossili, poter contare su di una capacità di autoproduzione di energia significa una sicurezza in più di fronte a black-out causati da atti terroristici, guerre o altre catastrofi.

 

Il potenziale eolico è direttamente legato alla distribuzione probabilistica annua delle velocità del vento e alle caratteristiche della turbina scelta. La velocità media del vento in un posto influisce solo indirettamente. Tra l’altro esistono anche due definizioni di velocità media: la media vettoriale e la media scalare, che risultano utili o no a seconda dal tipo di turbina. Per accertare la fattibilità di un impianto in un dato luogo, va fatto preventivamente uno studio. L’impiego degli atlanti è un tipico esempio di consuetudini progettuali ‘prese in prestito’ dalla tecnologia fotovoltaica. Senza entrare in argomenti matematici, gli atlanti solari riportano valori di energia al metro quadrato di superficie. L’energia eolica, invece, è una funzione abbastanza complessa che dipende dal cubo della velocità del vento, dalle ore in cui il vento soffia con forza compresa fra due valori , minimo e massimo, in cui la turbina può funzionare e in secondo ordine da pressione e temperatura dell’aria. L’energia producibile annua di un impianto calcolata con il cubo della media, ricavata dall’atlante, non è un valore reale perché il cubo della media non è uguale alla media dei cubi. Inoltre, la velocità varia esponenzialmente con la quota. Quindi l’atlante eolico può essere utilizzato solo come indicatore di massima o per poter estrapolare dati da una località all’altra.

 

Purtroppo, il microeolico è stato fin’ora ‘il parente povero’ delle  fonti di energie rinnovabili (FER) e c’è ancora tanta disinformazione. La riduzione degli incentivi al fotovoltaico finalmente comporterà una “democratizzazione” delle FER, in quanto finalmente si possono mettere a confronto in modo paritetico diverse tecnologie di conversione energetica, senza le distorsioni di mercato causate da eccessivi incentivi concessi ad una tecnologia a scapito delle altre. Agli interessati nell’installazione di un impianto microeolico consiglio di affidare il progetto ad un professionista che abbia frequentato almeno un corso di specializzazione in materia, perché i criteri e i concetti che si applicano al fotovoltaico non valgono per questa tecnología.

 

 

 

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