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Domenica, 17 Dic 2017

Il variegato universo del gas, a cavallo tra fossile e rinnovabile - Pagina 3

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Il variegato universo del gas, a cavallo tra fossile e rinnovabile
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BIOGAS: come dicevamo una delle nuove dimensioni del gaa, il biogas è costituito da una miscela di gas provenienti dalla degradazione biologica attraverso un processo di digestione anaerobica da parte di specifici batteri di substrati organici di origine diversa come:

  • frazione organica di RSU. Area completamente da esplorare in Italia e dalle grandissime potenzialità
  • scarti di produzione agroalimentare
  • biomasse agroforestali
  • reflui zootecnici

 

Biogas

 

La definizione di biogas, c’è la fornisce in questo caso la norma tecnica UNI 10458:2011, definito come “miscela gassosa prodotta nel corso del processo di digestione anaerobica costituita in prevalenza da metano (>50% v/v), anidride carbonica e, in piccole quantità, da impurezze quali idrogeno, azoto, ossigeno, acido solfidrico, mercaptani, ammoniaca e acqua”. Quello della digestione anaerobica è un processo biochimico composto da una concatenazione di fasi successive:

  • idrolisi
  • acidogenesi
  • aceto genesi
  • metanogenesi

tutte fasi ottimizzate tra loro, nei processi impieganti appositi reattori, attraverso il controllo dei parametri di processo che influenzano la velocità delle reazioni biochimiche coinvolte, in primis la temperatura. E’ proprio su questa base che si classificano le varie tipologie impiantistiche per la produzione di biogas da parte dei batteri anaerobi coinvolti che può avvenire a tre diversi livelli di temperatura, corrispondenti ad altrettanti livelli temporali di maturazione del biogas:

  • Impianti Psicrofili (5-25°C) con lunghi tempi di maturazione del biogas anche fino a 90 giorni
  • Impianti Mesofili (32-42°C) con tempi di maturazione media del biogas
  • Impianti Termofili (50-57°C) con tempi rapidi di maturazione del biogas anche < 30 giorni

Il biogas così ottenuto è costituito da metano (in percentuali comprese tra 50 e 75%), anidride carbonica (25-45%), vapor d’acqua (2-7%) e altri gas denominati componenti minori, come l’H2S (idrogeno solforato), presenti in percentuali molto basse.

BIOMETANO: l’ultimo arrivato come classificazione è infine il biometano, viene definito nel D.Lsg 28/11, in Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili che lo ha definito come “gas ottenuto a partire da fonti rinnovabili avente caratteristiche e condizioni di utilizzo corrispondenti a quelle del gas metano e idoneo alla immissione nella rete del gas naturale”. Un tassello mancante per l’Italia è il decreto che consentirà di utilizzarlo nell’autotrazione o di immetterlo nella rete nazionale del gas il biometano prodotto negli impianti, mentre in alcuni Paesi Europei il biometano e già utilizzato come combustibile per autotrazione o immesso in rete. Una considerazione importante per il biometano riguarda i limiti di accettabilità dei componenti minori presenti nel biometano, differenti e non omogenei tra i vari Stati Membri.

 

Biometano

 

Per questo la Comunita Europea ha deciso di uniformare la qualità del biometano in Europa emanato il Mandato M 475 in base al quale il CEN attraverso la costituzione del Project Committee CEN/TC 408 “Biomethane for use in transport and injection into the natural gas grid” ha in corso la definizione delle caratteristiche del biometano da usare per autotrazione e da immettere in rete di gas naturale, orientato a soddisfare i requisiti di sicurezza previsti dalla Direttiva 2009/73/CE per la quale il biometano deve rispettare quanto già richiesto al gas naturale ed inoltre, proprio per quei composti minori non presenti nel gas naturale, rientrare nei limiti di accettabilità che verranno definiti dal CEN TC 408. Molti i composti minori potenzialmente più frequentemente presenti ci sono NH3, F, Cl, HCl, CO, CO2, HCN, O2, H2S, H2, COS, mercaptani, composti siliconici, idrocarburi superiori. Ulteriore compito del Comitato CEN/TC 408 sarà la definizione dei metodi analitici necessari per il controllo del rispetto di tali limiti. Tutto questo in un contesto in cui gli Stati Membri sono sottoposti alla “regola dello standstill”, che prevede che gli stessi non possano emanare norme nazionali su questo argomento. 



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