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Martedì, 12 Dic 2017

Autunno e inverno con un nuovo combustibile emergente: il Pellet - Pagina 3

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Autunno e inverno con un nuovo combustibile emergente: il Pellet
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Il numero, che si ispira alla norma UNI EN 14961-2, è formato da due lettere che indicano il paese di provenienza (es. IT per Italia) e da tre cifre. Sono proprio queste ultime, fatidiche, tre cifre, da 0 a 299 ad identificare i produttori, verificabili sul sito di EN Plus, dal quale è possibile verificare il codice riportato sia dei produttori che dei distributori certificati. Bisogna considerare al riguardo che molto del pellet attualmente in commercio non è certificato, anche dal momento che circa l’80% di quello presente sul mercato italiano è di importazione, con prevalenza da Europa e Paesi dell’Est, ma una quota significativa anche da Usa, Canada, Sudamerica, Australia e perfino dalla Nuova Zelanda. Da notare come, oltre alla certificazione europea del pellet, sia operativo un sistema di qualità tutto italiano, denominato Pellet Gold anch’esso basatosulla norma UNI EN 14961-2, è, tra l’altro, l’unico sistema che prevede requisiti ancora più severi, legati ad ulteriori l’analisi sia del contenuto di formaldeide (HCHO), sia della radioattività, entrambi temi di grandissima criticità.

 

Gold Pellet

 

Si tratta di un marchio volontario di attestazione della qualità del prodotto, con alla base, un comitato tecnico ed un comitato di attestazione misto, composto da rappresentanti provenienti da associazioni dei consumatori, dal mondo ambientalista, produttivo, dell’Università e del settore pubblico allargato. Il pellet certificato è l’unico la cui qualità è controllata costantemente attraverso ispezioni non annunciate ed eseguite da verificatori qualificati e indipendenti con analisi condotte da laboratori accreditati. Nel caso in cui, quindi, non si registri la presenza del marchio di certificazione, bisogna verificare l’esistenza sulla confezione, almeno del nome e dei riferimenti del produttore o dell’azienda che si occupa della commercializzazione del prodotto. Venendo alle principali caratteristiche merceologiche del pellets le principali a determinare la qualità del prodotto, che dovrebbero essere ben distinguibili in etichetta, sono:

  • residuo di ceneri
  • potere calorifico
  • contenuto idrico

 

Annalisa Paniz di Assopellet, evidenzia come il parametro più importante sia il residuo di ceneri, che per il pellet certificato A1 deve essere inferiore allo 0,7% (ottimo),mentre quello certificato A2 deve essere inferiore all’1,5% (accettabile). Decisamente più aleatorio e meno importante invece quanto dichiarato in etichetta per il potere calorifico, dal momento che, come spiega Annalisa Paniz, “diversi produttori indicano valori fuorvianti, scrivendo il potere calorifico del pellet allo ‘stato anidro’ (secco): possiamo trovare sulle etichette valori tipo 5,3 kWh/kg. In realtà il potere calorifico reale del pellet è attorno ai 4,7-4,8 kWh/kg, ossia circa 16 MegaJoule. Cifre più alte sono false: il potere calorifico non può essere considerato allo stato anidro ma va misurato per quello specifico pellet con il suo contenuto idrico, mediamente del 6-8%“.

 

Un ruolo relativamente importante è recitato poi dalla percentuale di provenienza delle essenze arboree, e quindi dalla “materia prima” di cui è composto il pellets. Un peso relativo nei confronti della qualità, aldilà del fatto che il pellets come da normativa vigente, deve derivare da legno vergine che ha subito unicamente trattamenti di tipo meccanico (no scarti di falegnameria verniciati o incollati). Come spiega l’esperta della Assopellet, la specie legnosa, conta fino a un certo punto dal momento che “anche se certe specie possono essere particolarmente difficili, va detto che non si trova pellet di castagno o di quercia puro, ma sempre miscelato con altre specie come ad esempio faggio o abete”.

 

Nessun contributo nella scelta per il consumatore, arriva nemmeno dalla componente visiva, dal momento che la distinzione tra pellets chiaro e pellets scuro, da alcuni indicata come possibile elemento qualitativo discriminante, perché può essere dipendente dal tipo di essiccatoio utilizzato nel processo di produzione. Infatti mentre gli essiccatoi a tamburo per esempio, tendono a tostare leggermente il pellet, conferendogli un colore più scuro, rispetto ad altre tipologie.

 

Secondo Annalisa Paniz infine “La cosa importante è prendere in mano il sacco e vedere quanti residui di pellet sbriciolato ci sono: deve essere compatto, molti residui indicano pellet di scarsa qualità e che ha subito lunghi spostamenti”. Come si vede quindi un nuovo combustibile, di grande valenza ecologica, ma che richiede anche un particolare livello informativo da parte del cittadino consumatore, per cercare di capitalizzare i vantaggi economici ed ambientali, amplificati da una scelta di stufe e camini che hanno avuto una svolta epocale, soprattutto dal punto di vista delle emissioni in atmosfera, sia all’interno che all’esterno dell’abitazione o del punto di utilizzazione.

 

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