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Mercoledì, 13 Dic 2017

Una proposta per il SULCIS: "Il Parco delle Energie" - Parte 2

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Una proposta per il SULCIS: "Il Parco delle Energie"
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Inoltre non si tratta di una ricerca con tempi di ritorno indefiniti, ma di sviluppo e messa a punto di tecnologie già esistenti, e il nostro paese ha tutti i numeri per poter intervenire nel settore, non solo con l’obiettivo di un utilizzo diretto, ma anche ai fini dell’esportazione di tecnologie ed impianti relativi.

 

A questo scopo si potrebbe, per cominciare, dar vita ad un “Parco dimostrativo industriale delle Rinnovabili con tecnologie di Accumulo”, nella regione che più delle altre sta soffrendo sulla sua pelle il problema del costo energetico: la Sardegna. L’isola sembra davvero il posto più giusto dal momento che vento, sole e mare non mancano. Si possono davvero produrre tutte le Rinnovabili (del fotovoltaico c’è già una forte presenza) e provare in questa sede tutte le tecnologie di accumulo, dal pompaggio idraulico all’aria compressa e, perché no, dagli accumulatori elettrochimici ai magneti superconduttori (SMES). E un tale parco congegnato nelle opportune dimensioni, potrebbe essere collegato a qualche attività industriale in sofferenza proprio per il costo dell’energia.

 

A dar vita a questo “Parco delle Energie” potrebbero essere le stesse Aziende italiane dell’energia, unite in un apposito Consorzio sulla linea del progetto tedesco ADELE che ha riunito le più grandi aziende tedesche del settore elettrico (RWE, G E, ZUBLIN e DLR), per cooperare nella messa a punto della tecnologia CAES (adiabatic compressed air energy storage for electricity supply). L’EPRI, Electric Power Research Institute, sostiene che il CAES sarà presto una delle più importanti forme di accumulo energetico.

 

Il CAES del progetto ADELE è uno stoccaggio di energia da 360 MW, dove il calore prodotto durante la compressione dell'aria in caverna (con l'energia rinnovabile da stoccare) viene poi riutilizzato nella fase di espansione per non fare ghiacciare la turbina, senza bisogno quindi di fornire calore dall’esterno. Considerato che nel Sulcis Iglesiente non ci sono solo miniere di lignite ma anche di Pb, Sn, Ag Zn ormai abbandonate da secoli perché antieconomiche e che tutte, secondo la legge europea, andrebbero "bonificate” , ci troviamo di fronte ad una situazione ottimale per un riuso virtuoso di queste strutture dimenticate. Non si prestano infatti le caverne stesse a diventare serbatoi per l’accumulo di aria compressa? E chi meglio dei minatori che ancora vi lavorano potrà bonificare le varie gallerie e/o modificarle per le nuove esigenze?

 

E pensiamo anche nella prospettiva dell’occupazione alla stessa manutenzione del “Parco dell’energie” e all’incremento di lavoro agricolo che comporterebbe ad esempio un’ impianto di bioetanolo di seconda generazione con le relative coltivazioni, raccolta, stoccaggio della materia prima e cioè la biomassa lignocellulosica, etc… Per parlare di costi domandiamoci quanto è costato e quanto costa allo stato sussidiare nel Sulcis l’utilizzo di un carbone o meglio di una lignite di bassa qualità: sono anni che la Carbosulcis perde 30 milioni all’anno. Come pure sono anni che si pensa ad un recupero del paesaggio a fini turistici. E allora perché non cominciare a sviluppare uno studio di fattibilità tecnico - economico del “Parco”, che preveda anche l’intervento di Architetti per migliorare il paesaggio.

 



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