Aghape Ambiente

Stai Visitando: Home » Approfondimenti » Tecnico-Normativi » Fermentazione oscura e bambu' contro i cambiamenti climatici
Venerdì, 20 Set 2019

Fermentazione oscura e bambu' contro i cambiamenti climatici

Indice
Fermentazione oscura e bambu' contro i cambiamenti climatici
Parte 2
Tutte le pagine

Di Mario A. Rosato 

 

Le emissioni di anidride carbonica (CO2) derivate dall’uso industriale della biomassa convenzionalmente si considerano "neutre".

 

Tuttavia, il problema del cambio climatico globale necessita di mettere a punto soluzioni realmente efficaci per ridurre il contenuto totale di CO2 presente nella atmosfera il più rapidamente possibile. Un processo di produzione di energia, particolarmente conveniente, è la digestione anaerobica che sfrutta la biomassa generando emissioni minimedi carbonio (C).

 

Tuttavia, da un punto di vista di emissioni nette di gas effetto serra, l’alternativa migliore a tale processo biologico è la fermentazione oscura (FO). Si tratta sempre di un processo biologico, simile alla produzione di biogas, che genera una miscela composta da un 70% di H2 e un 30% di CO2. Inoltre, presenta una differenza importante: a parità di quantità di energia totale generata, le emissioni totali di CO2 raggiungono solo il 35% di quelle che produrrebbe il biogas.

 

Altro vantaggio del processo è che la quantità di C trattenuta nel fango è notevole e si attesta attorno al 60% della quantità di C contenuta nella massa immessa nel sistema di trattamento. Dall’altro canto, la capacità dei boschi tropicali di compensare le emissioni di carbonio, purtroppo, è minacciata dalla crescente domanda di materia prima a scopi industriali (edilizia, mobili, carta…) ed energetici (specialmente in Africa e Latinoamerica, ma anche in Italia, per via delle distorsioni di mercato introdotte dagli incentivi alla generazione elettrica da biomasse).

 

Se il legno pregiato potesse essere sostituito da un materiale ricavato da piante di rapida crescita, i boschi tropicali soffrirebbero una minore pressione antropica e avrebbero il tempo necessario (decadi) per rigenerarsi.

 

La proposta dell’autore, e del suo gruppo multidisciplinare di collaboratori, per contrastare il cambio climatico consiste nell’integrare una piantagione di bambù ad un impianto di trattamento mediante FO della frazione organica di rifiuti solidi urbani (FORSU) e/o acque reflue di tipo organico (ad esempio, acque di vegetazione, vinacce, effluenti di macelli, ecc.). In questo caso il suolo della coltivazione e, successivamente, i materiali derivati dall’industrializzazione del bambù fungono da serbatoi di carbonio e azoto. Mediante la sostituzione dei materiali tradizionali da costruzione (la cui produzione è una delle principali fonti di emissioni di CO2) con prodotti derivati dal bambù è possibile fissare il carbonio in forma di beni durevoli (50 - 100 anni).

 

 


 

 

Il processo produttivo ipotizzato utilizza il bioidrogeno (eventualmente anche il biogas) al posto dei combustibili fossili consentendo un’importante riduzione di emissioni di CO2. Un ettaro di bambù può fissare 8,86 tonnellate di C / anno nel suolo e nei prodotti durevoli, l’equivalente a 31,5 tonnellate di CO2. Combinato con la FO di 18,75 tonnellate di FORSU, la coltivazione di bambù può risparmiare fino a 142 tonnellate di emissioni di CO2 / anno se la si compara con il conferimento in discarica di FORSU.

 

In Italia, la coltivazione in zone marginali, improduttive e a rischio di dissesto idrogeologico, con l’obiettivo di assorbire CO2 e nitrati zootecnici è perfettamente fattibile. La coltivazione massiva di bambù in Europa  rappresenterebbe una valida opportunità capace nel contempo di riattivare l’economia con nuova occupazione, denitrificare suoli contaminati e assorbire CO2 atmosferico.

 

Inoltre, l’utilizzo della biomassa ai fini industriali invece che per la produzione di energia è molto più sostenibile, come dimostrato dai seguenti numeri, elaborati dall’associazione europea dei produttori di pannelli di legno:

 

  • I posti di lavoro creati in Europa dalle industrie del legname ammontano a 2.400.000 (più altri 400.000 in Italia nell’industria dell’arredamento). Per contro, l’industria della produzione di energia da biomasse solide solo crea 96.000 posti di lavoro in tutta la UE.

  • La CO2 assorbita dagli alberi, nel caso della produzione di arredamenti e altri beni durevoli, rimane fissata per i prossimi 50 a 100 anni. Nel caso della produzione di energia, si rilascia in atmosfera in pochi secondi la CO2 che gli alberi impiegarono anni ad assorbire.

  • Se si incrementase solo del 4% la produzione di beni durevoli con legno nella UE, si avrebbe un effetto di immobilizzazione della CO2 pari a 150 M ton/anno. Per ottenere una riduzione di emissioni uguale tramite sostituzione dei combustibili fossili, sarebbe necessario importare nell’UE 300 M di ton di legna da ardere all’anno, in quanto non c’è ababstanza legna in tutto il territorio comunitario per ridurre le emissioni di CO2 tramite questa tecnica.

 

 

 

Iscriviti alla Newsletter Aghape Ambiente!

Aghape webTV

Prossimi Appuntamenti

No current events.

 Widget Emagister Aghape

Mediateca

E-Learning e Contenuti Digitali
Approfondimenti autorevoli
e contenuti di qualita' 

CALENDARIO FORMAZIONE

Accademia dell'Ambiente
Calendario dei prossimi appuntamenti 

Consulenze Ambiente

Consulenze Ambiente
Eccellenza Professionale
ed Etica Personale
Renewable Energy Topsites