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Giovedì, 14 Dic 2017

Fermentazione oscura e bambu' contro i cambiamenti climatici

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Fermentazione oscura e bambu' contro i cambiamenti climatici
Parte 2
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Di Mario A. Rosato 

 

Le emissioni di anidride carbonica (CO2) derivate dall’uso industriale della biomassa convenzionalmente si considerano "neutre".

 

Tuttavia, il problema del cambio climatico globale necessita di mettere a punto soluzioni realmente efficaci per ridurre il contenuto totale di CO2 presente nella atmosfera il più rapidamente possibile. Un processo di produzione di energia, particolarmente conveniente, è la digestione anaerobica che sfrutta la biomassa generando emissioni minimedi carbonio (C).

 

Tuttavia, da un punto di vista di emissioni nette di gas effetto serra, l’alternativa migliore a tale processo biologico è la fermentazione oscura (FO). Si tratta sempre di un processo biologico, simile alla produzione di biogas, che genera una miscela composta da un 70% di H2 e un 30% di CO2. Inoltre, presenta una differenza importante: a parità di quantità di energia totale generata, le emissioni totali di CO2 raggiungono solo il 35% di quelle che produrrebbe il biogas.

 

Altro vantaggio del processo è che la quantità di C trattenuta nel fango è notevole e si attesta attorno al 60% della quantità di C contenuta nella massa immessa nel sistema di trattamento. Dall’altro canto, la capacità dei boschi tropicali di compensare le emissioni di carbonio, purtroppo, è minacciata dalla crescente domanda di materia prima a scopi industriali (edilizia, mobili, carta…) ed energetici (specialmente in Africa e Latinoamerica, ma anche in Italia, per via delle distorsioni di mercato introdotte dagli incentivi alla generazione elettrica da biomasse).

 

Se il legno pregiato potesse essere sostituito da un materiale ricavato da piante di rapida crescita, i boschi tropicali soffrirebbero una minore pressione antropica e avrebbero il tempo necessario (decadi) per rigenerarsi.

 

La proposta dell’autore, e del suo gruppo multidisciplinare di collaboratori, per contrastare il cambio climatico consiste nell’integrare una piantagione di bambù ad un impianto di trattamento mediante FO della frazione organica di rifiuti solidi urbani (FORSU) e/o acque reflue di tipo organico (ad esempio, acque di vegetazione, vinacce, effluenti di macelli, ecc.). In questo caso il suolo della coltivazione e, successivamente, i materiali derivati dall’industrializzazione del bambù fungono da serbatoi di carbonio e azoto. Mediante la sostituzione dei materiali tradizionali da costruzione (la cui produzione è una delle principali fonti di emissioni di CO2) con prodotti derivati dal bambù è possibile fissare il carbonio in forma di beni durevoli (50 - 100 anni).

 

 



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